icona_youtubefacebook

1 Lavoro e diritti

Il diritto al lavoro trova il suo posto tra i diritti fondamentali dalla scala nazionale a quella globale, passando per l’Europa. 

L’articolo 4 della Costituzione italianariconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. 

L’articolo 15 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea sancisce che “ogni persona ha il diritto di lavorare e di esercitare una professione liberamente scelta o accettata. Ogni cittadino dell’Unione ha la libertà di cercare un lavoro, di lavorare, di stabilirsi o di prestare servizi in qualunque Stato membro”.

L’articolo 23 della Dichiarazione universale dei diritti umani ribadisce che “ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro e alla protezione contro la disoccupazione. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale. Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.”

Quindi c’è un diritto, anzi dei diritti che vengono dichiarati e che tutelano il lavoro e il lavoratore (e la lavoratrice). Il diritto al lavoro infatti limita le possibili distorsioni, impone standard minimi inderogabili di trattamento del lavoratore, offre servizi, formazione e assistenza alla mobilità nel mercato del lavoro, incrementa la possibilità di scelta del lavoratore. Ma il tema è tutt'altro che definito e definitivo: si tratta di una materia complessa, articolata, critica e sempre in discussione a livello nazionale ed internazionale.

É proprio l’essere diritto fondamentale che fa discutere, in particolare su chi è destinatario / beneficiario di questo diritto: chi ha diritto alle tutele? Non c’è solo il lavoratore subordinato, ma tante altre categorie di lavoratori, non da ultima quella del lavoratore autonomo. É pertanto importante tenere in considerazione la vastità del campo di applicazione di questo diritto. 

Una questione centrale è che questo diritto al lavoro non fa riferimento ad un lavoro qualunque: si tratta di tutelare il lavoro degno. Così recita l’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) nel rapporto sul “Decent Work” del 1999: ‘‘oggi l’obiettivo primario dell’OIL è garantire che tutti gli uomini e le donne abbiano accesso ad un lavoro dignitoso e produttivo, in condizioni di libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità umana’. Nel 2008, in una dichiarazione sulla giustizia sociale per una globalizzazione giusta l’OIL ribadisce quattro obiettivi strategici: creare opportunità di occupazione e remunerazione per tutti,  garantire i principi e diritti fondamentali nel lavoro, rafforzare ed estendere la protezione sociale,  promuovere il tripartitismo e il dialogo sociale. Questo concetto viene ripreso nella sua integralità dall’obiettivo 8 di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 che punta a “incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti”. 

É interessante notare che la libertà di scelta di un lavoro, diritto di ognuno, individuale, non possa essere a detrimento delle altre persone, ma debba concorrere al progresso materiale o spirituale della società. Il lavoro dunque è intenso come concorso attivo al bene comune nel modo liberamente scelto e il benessere collettivo  è condizione necessaria per l’accesso a una cittadinanza piena.

In Italia i principi fondamentali che regolano il diritto al lavoro sono contenuti nella Costituzione:

Tutela della libertà e integrità della persona umana (art. 2, prima parte, 32 e 41, co. 2)

Solidarietà sociale nei rapporti contrattuali e vincolo di progressiva riduzione delle diseguaglianze sociali (art. 2, seconda parte, 3, co. 2)

Diritto al lavoro (art. 4, co. 1 e 35, co. 2)

Commisurazione trattamento del lavoratore al contenuto della sua prestazione (art. 36, prima parte del co. 1)

Sufficienza della retribuzione e limitazione del tempo della prestazione (art. 36, seconda parte del co. 1, commi 2 e 3)

Divieto di differenziazioni di trattamento basate sul sesso, salva la tutela della maternità della lavoratrice (art. 37, co. 1)

Limitazione età minima per l’accesso al lavoro salariato (art. 37, co. 2), protezione speciale per i più giovani e divieto di differenziazioni di trattamento basate sull’età (co. 3)

Assicurazione di chi vive del proprio lavoro contro il rischio di indigenza per malattia, invalidità, vecchiaia o disoccupazione involontaria (art. 38)

Libertà sindacale (art. 39, commi 1 e 2) e autotutela collettiva (art. 40)

Partecipazione dei lavoratori al controllo e alla gestione delle aziende (art. 46)