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2. Lavoro e disuguaglianze

Disuguaglianza significa disparità nell'accesso ai diritti e alle opportunità.  É una condizione che trasforma le differenze di genere, di cultura, di stato sociale ed economico, di livello di istruzione in limiti e le fa diventare condizioni pregiudiali per l'accesso al mercato del lavoro, ad eguale trattamento, alla giustizia, ai finanziamenti per una nuova impresa e così via. Questo processo genera vulnerabilità che possono portare a situazioni di emarginazione o vera e propria esclusione

I cittadini e le cittadine dovrebbero avere pari diritti e doveri e ricevere trattamenti egualitari ma la nostra esperienza quotidiana ci mostra come questa non sia una prassi consolidata. 

Le disuguaglianze, in particolare nel mondo del lavoro, diventano più evidenti quando si guarda alla questione dal punto di vista delle persone di genere femminile, migranti, giovani, con disabilità oppure quando si sposta lo sguardo da un territorio all'altro, da una regione all'altra. Esse trovano espressione in salari bassi, rischio di perdere il lavoro, alti livelli di segregazione occupazionale, scarse possibilità di veder realizzati i sogni di ascesa sociale, aumento dell’occupazione irregolare, non solo tra le persone immigrate. 

Le situazioni di disparità e le disuguaglianze non sono novità degli ultimi anni. Ci sono disuguaglianze strutturali che da decenni definiscono i rapporti sociali, economici e culturali del nostro paese. Pensiamo al persistente svantaggio relativo dei giovani o alla diminuzione del lavoro indipendente, che per molto tempo ha rappresentato nel nostro Paese una modalità di ascesa sociale; alla maggiore instabilità del lavoro, che si associa a retribuzioni inferiori alla media ed è diventata causa importante di diseguaglianza soprattutto per le donne. 

Secondo l’ultimo rapporto ISTAT, "Mobilità sociale, disuguaglianze e lavoro" (2020), la situazione non è particolarmente rosea soprattutto quando viene analizzata a livello territoriale mettendo in luce le profonde differenze che esistono tra una regione e l'altra.

A distanza di undici anni dall’avvio della crisi economica, gli uomini, i giovani, il Mezzogiorno e i meno istruiti non hanno ancora recuperato i livelli e i tassi di occupazione del 2008. L’aumento dell’occupazione registrato nel periodo della ripresa (+270 mila unità rispetto al 2008) ha coinvolto le donne, le persone di 50 anni e più e i residenti delle regioni del Centro-Nord, dove nel 2019 il numero di occupati ha superato di 519 mila unità il valore osservato undici anni prima. Nelle regioni meridionali, invece, il saldo occupazionale è ancora negativo (-249 mila, -3,9 per cento).

I laureati sono gli unici ad aver raggiunto un tasso di occupazione superiore a quello del 2008, con un gap rispetto a chi possiede al massimo la licenza media che si è ampliato nel corso degli anni, arrivando nel 2019 a 32,6 punti percentuali”.

Nell'ultimo anno la diffusione del Coronavirus, la dichiarazione di stato di emergenza, le chiusure, i coprifuoco, le limitazioni alla circolazione, ecc. hanno acuito disuguaglianze già esistenti o ne hanno reso visibili altre, meno note, come quelle legate alle possibilità di accesso ad internet e agli ambienti digitali  di apprendimento e di comunicazione. 

Ci sono delle opportunità di cambiamento? Quali esperienze di successo conosciamo? Cosa può aiutarci ad uscire dalla crisi e contribuire alla riduzione delle disuguaglianze come auspicato dall'obiettivo dieci dell'Agenda 2030?