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World Social Agenda 2015-16
Armi e bagagli. Guerre, conflitti e diritto alla pace
Fare armi e bagagli è un'espressione molto comune. La usiamo quando dobbiamo partire da un luogo per raggiungerne un altro: si fanno le valigie, cioè si portano con sé gli oggetti più cari, quelli più utili, quelli che piacciono di più; ci si sposta, a volte più con i bagagli che con la testa e il cuore. In qualche modo, l'espressione definisce un limite tra qualcosa che è terminato e qualcosa di nuovo che sta per iniziare. Fare armi e bagagli è un'espressione che nasce nel gergo militare. Veniva impiegata quando i soldati si spostavano da un campo ad un altro: raccoglievano le loro armi, spostavano le tende, andavano ad occupare un'altra postazione o lasciavano definitivamente un'area, rientravano a casa. Fare armi e bagagli è un'espressione emblematica eppure ambigua, perché si presta a varie interpretazioni. Le armi, strumenti di guerra, e i bagagli, strumenti del viaggio, sono simboli forti che raccontano le vicende dell'umanità, oggi più che mai. Ci sono guerre e viaggi, di tanti tipi, con tanti obiettivi, non sempre con i bagagli; c'è chi i bagagli li ha dispersi, sequestrati, gettati...c'è chi ha perso tutto e viaggia solo con se stesso, pur seguendo una scia fatta di tante persone. Armi e bagagli sono cifre della nostra esistenza. Ci interrogano sul senso della guerra e delle migrazioni, che caratterizzano da sempre la storia dell'umanità e che oggi intercettano le nostre vite con questioni urgenti, pregnanti, cariche di significato. E' ciò che il progetto World Social Agenda e Fondazione Fontana vogliono provare a fare durante un biennio che ha inizio con l'anno scolastico 2015-16, dedicato al tema della guerra e del diritto alla pace, e che continuerà nell'a.s. 2016-2017, con un percorso sulle migrazioni e sul diritto al futuro. Volutamente provocatoria, l'immagine delle due mani bianche che giocano alla guerra e alla pace raccoglie una molteplicità di sfide. Innanzitutto, però, sono l'irriverenza della pace, la sua delicatezza, la sua tenacia che vogliono porsi come ostacolo allo sviluppo di pericolosi giochi di guerra in cui armi e bagagli sono inevitabilmente connessi. Le armi sono "bagagli" imprescindibili di ogni guerra, ma anche elementi a partire dai quali interrogarsi per capire le radici dei nostri vissuti di guerra diretti o raccontati, per stanare la memoria, per capire il valore delle silenziose storie di sangue versato, ma soprattutto risparmiato, cioè le storie di pace.
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