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“Trasformare il nostro mondo” è il titolo dell’Agenda 2030 dell’ONU. È fondata su cinque pilastri: People, Planet, Prosperity, Peace, Partnership. Dal 2017, il progetto World Social Agenda adotta di anno in anno una di queste parole come cornici di riferimento dentro le quali scoprire, conoscere, analizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile, al fine di attivare pratiche di cittadinanza attiva.

La prima parola esplorata è stata Partnershipe ha dato vita ad un percorso dedicato alla costruzione di processi di condivisione in funzione di decisioni comuni e partecipate; la seconda, Planet, ha focalizzato l’attenzione sul territorio e sulla responsabilità di ognuno nella gestione delle risorse ambientali. La terza, People, ha messo al centro l’umanità e in particolare le fragilità con le quali ogni persona convive, siano le proprie o quelle altrui, siano esse più evidenti o meno visibili, già presenti o non ancora manifestate.

È quella di Prosperity la quarta “P” che il progetto World Social Agenda, nell’anno scolastico 2020-21, intende approfondire addentrandosi nei significati della parola attraverso percorsi di riflessione sui temi del diritto al lavoro, delle persistenti disuguaglianze e fragilità, delle diverse forme di sfruttamento (schiavitù, caporalato, lavoro minorile) e di precariato; fenomeni che ostacolano la costruzione di un tessuto sociale in cui le persone possano "godere di vite prosperose e soddisfacenti all’interno di un progresso economico, sociale e tecnologico in armonia con la natura" come definito dall'Agenda 2030; fenomeni che vanno conosciuti, studiati, analizzati al fine di attivarci perchè il lavoro degno si affermi definitivamente, effettivamente e ovunque come diritto universale. 

La WSA 2020-21 sarà dedicata in particolare all'obiettivo di sviluppo sostenibile 8 "incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti e tutte" con un’attenzione particolare all’obiettivo 10 che mira a “ridurre disuguaglianze tra gli Stati e al loro interno attraverso la promozione dell’inclusione sociale, economica e politica di tutti i cittadini, a prescindere da età, sesso, disabilità, razza, etnia e religione”.

È la dignità lo strumento valoriale con cui vorremmo imparare a familiarizzare per leggere ed analizzare le delicate questioni che riguardano la vita lavorativa di ognuno di noi. Il lavoro in quanto meccanismo di relazione con il mondo e fonte di identità per ogni persona ci offre la possibilità di aspirare ad un futuro in cui le differenze non siano sinonimo di disuguaglianze, ma opportunità per l'affermarsi della giustizia sociale.

Pensare al domani riporta al centro le questioni della disponibilità di posti di lavoro di qualità e della disoccupazione, soprattutto nel mondo giovanile. Quest’ultima è una delle principali sfide a livello globale. Il tasso di disoccupazione è infatti un dato cruciale dello stato di salute di una collettività: misura l’andamento della crescita di un’economia, ma soprattutto la stabilità del livello di sviluppo. Sul breve periodo l’aumento della disoccupazione fa diminuire la disponibilità di reddito per i cittadini e di conseguenza per i governi diminuisce la possibilità di riscuotere le imposte e aumenta la spesa per le indennità e i sussidi sociali. Sul lungo periodo invece si possono manifestare fenomeni di disgregazione sociale, perdita di fiducia nelle istituzioni e aumento degli spostamenti migratori. La mancanza cronica di opportunità lavorative rappresenta un ostacolo per la produttività economica, l’innovazione e il progresso tecnologico.

L’obiettivo 8 ci mette anche di fronte alle contraddizioni del modello di sviluppo nel quale ci troviamo a vivere. Esso mira ad incentivare la crescita economica; ma sappiamo che quando non è accompagnata da misure di inclusione, questa crescita rischia di aumentare le disuguaglianze. A livello internazionale l’Organizzazione Mondiale del Lavoro e il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo operano al fine di promuovere i diritti e la giustizia nel mondo del lavoro. Ai governi è invece affidata la creazione di politiche orientate allo sviluppo sostenibile, attente a contrastare il lavoro forzato e a sradicare lo sfruttamento del lavoro minorile

A queste questioni si aggiunge il divario digitale sempre più evidente, tra i paesi e all’interno dei paesi tra territori, classi sociali, ecc., generato dallo sviluppo delle tecnologie, dell’economia della conoscenza e dell’informazione, della trasmissione sempre più sofisticata di dati e flussi digitali a livello globale. Questi sono fenomeni che interessano il sistema produttivo, ma soprattutto quello umano, rappresentano una fonte di successo per alcuni, ma anche un vettore di forti disuguaglianze per altri.

Dignità e futuro sono quindi le parole chiave con le quali il percorso World Social Agenda intende leggere la complessa questione del lavoro oggi provando a tenere insieme l’obiettivo di un vita piena e degna per ogni persona, nella prosperità e nella crescita economica sostenibile,  con gli obiettivi di inclusione, uguaglianza e giustizia sociale, capisaldi dell’esperienza umana universale.