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4 Istruzione nel mondo

Caro nipote, [...] Ho visto molti cambiamenti nella mia vita, ma tra tutti questi cambiamenti, uno dei più influenti è stato il passaggio dall'educazione tradizionale alla scuola moderna. Sai che sono un uomo che crede nell'educazione, ma la triste realtà è che scuola ed educazione non sono spesso la stessa cosa. In Africa, l'educazione è una tradizione antica, mentre la scuola è una tradizione recente. [...] Quando ero un bambino, non avevo accesso alla scuola, ma ho ugualmente ricevuto un'educazione. [...] L'educazione mi ha insegnato a diventare un membro di valore nella comunità e ad onorare il sapere dei nostri antenati. Ma quando sono arrivate le scuole, tutto è cambiato. Le scuole più vicine sono state avviate dai colonialisti. Per loro, educazione significava civiltà occidentale. Speravano di demolire la nostra società al fine di costruire la loro [...]. Tuo nonno (tradotto dall'inglese, The Community of St Martin CSA., Dear... Letters to Cherish and Challenge Education, 2011, pp. 46-47).

L'idea che l'istruzione e la scuola siano fattori chiave per il futuro dell'umanità è convinzione consolidata in ogni angolo del pianeta, anche se non sempre si traduce in politiche e pratiche che la realizzino pienamente. Nel 1948, l'istruzione è stata dichiarata un diritto fondamentale (art. 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo), ma si tratta di un diritto non sempre rispettato. Molti sono i casi in cui per motivi culturali, religiosi, politici o economici bambini, ma soprattutto bambine, continuano a non avere accesso all'istruzione primaria. Gli sforzi compiuti sono notevoli (vedi paragrafo 2.1), ma molto resta ancora da fare (vedi paragrafo 2.2).

Uno dei principali investimenti internazionali per il raggiungimento del secondo obiettivo è finalizzato in particolare alla costruzione o al restauro di scuole e alla distribuzione di materiale didattico, come sussidi e testi, nonché alla formazione degli insegnanti. La Banca Mondiale, insieme al suo "fondo per i poveri", l'IDA (associazione internazionale per lo sviluppo), tra il 2002 e il 2012 ha reclutato e formato più di tre milioni e mezzo di nuovi insegnanti, costruito o rinnovato oltre due milioni di classi per 105 milioni di bambini e, tra il 2000 e il 2010, ha acquistato o distribuito 300 milioni di libri di testo (per visualizzare i risultati della Banca Mondiale, vedi la carta qui).

Se da un lato, fare più scuole contribuisce ad aumentare la possibilità di avere più bambini e bambine seduti sui banchi, dall'altro questa non è una condizione sufficiente per aver garantito anche un buon livello di istruzione e di educazione e quindi, un miglioramento nella qualità della vita delle persone. Non sempre la quantità è sinonimo di qualità. Le classi, in molte realtà, soprattutto rurali, restano sovraffollate e un solo insegnate si ritrova a fare lezione in stanze molto lunghe e strette con anche ottanta alunni. Non sempre la formazione degli insegnanti è adeguata alle necessità e alle caratteristiche delle comunità nelle quali prestano servizio. Quindi, pur riconoscendo la scuola come un luogo importante e fondamentale per la crescita e la diffusione delle idee e pratiche educative, molti sono gli esempi in cui la scuola non favorisce lo sviluppo integrale delle persone che la frequentano, ma contribuisce a creare ulteriori problematiche in contesti sociali e culturali già assai vulnerabili.

In ogni territorio esistono sistemi scolastici ed educativi definiti dalle istituzioni politiche che danno la forma alla scuola nazionale: questa è il prodotto della storia politica, economica e culturale di un paese.

Con caratteristiche specifiche, ordinamenti e curricoli definiti, risorse che divergono da paese a paese, la scuola, ovunque, costruisce cittadini e cittadine, sudditi o suddite a seconda del modello di futuro atteso e che mira a realizzare. Resta aperta una domanda: quale scuola per quale futuro?